Marlena torna a casa: il viaggio dell’Anima nella canzone dei Måneskin

Adoro Torna a casa dei Maneskin, ma… chi è Marlena? Te lo sarai chiesto anche tu, dopo aver ascoltato la canzone distrattamente in radio. La intonano tanto i miei genitori, quanto mia sorella, i suoi amici e perfino i miei compagni di cammino spirituale. Come mai? C’è un significato più profondo di quel che appare nella canzone?

 

Cerchiamo di scoprirlo insieme partendo dall’inizio del testo (in fondo all’articolo ti lascio il link per ascoltarla):

Cammino per la mia città 
Ed il vento soffia forte 
Mi son lasciato tutto indietro e il sole all’orizzonte 
Vedo le case, da lontano, hanno chiuso le porte 
Ma per fortuna ho la sua mano e le sue guance rosse 
Lei mi ha raccolto da per terra coperto di spine 
Coi morsi di mille serpenti fermo per le spire 
Non ha ascoltato quei bastardi e il loro maledire 
Con uno sguardo mi ha convinto a prendere e partire

 

La tolleranza dell’imperfezione

 

 

Gli artisti del gruppo Maneskin hanno dichiarato che serviva loro un nome di tre sillabe per questa canzone e Marlena era tanto particolare da attrarre l’attenzione quanto musicale. La donna sarebbe la personificazione della loro musa ispiratrice: la libertà, ma anche la creatività e la poesia.

C’è chi dice poi che Marlena sia l’unione dei nomi Maria e Maddalena. E come non pensare alla samaritana, la peccatrice incontrata dal Cristo?! Quindi, in chiave psicologica, Marlena rappresenterebbe il senso di colpa, infatti il gruppo afferma che senza di lei, e cioè senza errori, ‘la vita non può essere perfetta’.

Nel testo della canzone sono presenti richiami a spine e serpenti, quasi biblici. La città che chiude le porte, le maledizioni e l’amore della donna fanno pensare ad immagini della storia di cristo, ma anche ad archetipi presenti in ognuno di noi. L’amore ma anche l’abbandono, l’esclusione, la morte.

Scomodando C.G. Jung:

“La vita, per compiersi, ha bisogno non della perfezione ma della completezza. Di questa fa parte “la spina nella carne”, la tolleranza all’imperfezione, senza la quale non c’è né progresso né ascesa.”

Per vivere pienamente l’esistenza, anche il dolore e l’imperfezione vanno sperimentati. E il senso di colpa, il sentirsi sbagliati ed esclusi sono il preambolo della liberazione che avviene in noi quando ci riconosciamo e amiamo davvero, e torniamo alla nostra essenza.

Iniziamo allora a comprendere come mai tutti cantiamo Torna a Casa: il senso di colpa, la storia di Cristo, sono immagini impresse nel nostro inconscio, che lo vogliamo o meno. O almeno in quelli di noi che hanno ricevuto un’educazione cattolica e sono nati in Italia, paese che, più di altri, ha subito nei secoli il peso della presenza della Chiesa.

Ma… c’è altro? Secondo me sì, molto altro. Andiamo avanti con il testo della canzone!

 

Il Viaggio dell’Anima

 

 

Il protagonista sta raccontando di un viaggio verso l’ignoto: qualcosa che nessuno ha fatto prima. O almeno nessuno di quelli che lui conosce. Oppure si tratta di un viaggio talmente singolare da essere unico per ogni essere umano?

In diverse tradizioni si descrive l’esperienza umana proprio come un viaggio, un percorso di conoscenza, di crescita che prevede però l’oblio e la separazione prima di ritornare all’Uno. 

Alice, il Cappellaio, il paese delle meraviglie e la saggezza (il bianco sui suoi capelli) che il percorso porterà. Come non pensare al Viaggio dell’Eroe?

 

 

Alice all’inizio della storia non vuole crescere: ecco il rifiuto delle prove della vita. Il mentore per lei è il Bianconiglio: l’aiutante, l’elemento magico che Alice incontra. Quello nel paese delle meraviglie è il viaggio vero e proprio nell’ignoto. E il Cappellaio, nella visione lasciata dall’ultimo film Alice attraverso lo specchio, rappresenta l’amore, ma di un’altra dimensione, di un altro mondo. Forse del mondo straordinario? 

Allora Alice potrebbe essere paragonata all’eroe che, nel Viaggio di separazione dall’Uno ha dimenticato che il Cappellaio matto è parte di sé. E Alice come Marlena sta percorrendo quel cerchio proprio per ritornare a Casa.

Il ritornello della canzone infatti recita: 

Quindi Marlena torna a casa, che il freddo qua si fa sentire 
Quindi Marlena torna a casa, che non voglio più aspettare 
Quindi Marlena torna a casa, che il freddo qua si fa sentire 
Quindi Marlena torna a casa, che ho paura di sparire

Marlena come simbolo dell’Anima, quindi. Un po’ come Battisti ne Il mio canto libero e Battiato ne La cura non è ad una donna che si rivolgono, ma alla loro stessa anima.

Eppure ognuno percepisce e sente quello che è pronto a comprendere, come è giusto che sia. Allora una canzone, come questa appunto, può avere diversi significati: dal letterale, allo psicologico, fino allo spirituale e simbolico. 

Un’Anima che si è allontanata dall’Uno e ha iniziato il suo viaggio, la caduta, verso la dualità, dove c’è freddo e buio perché l’uomo, l’eroe, è identificato con la personalità: ha paura di sparire.

Già Jung, come abbiamo visto prima, parlava di ascesa e di completezza dopo aver conosciuto il dolore (la spina nella carne), il sentirsi separati dal Divino, dall’Uno.

 

Dove il giudizio umano si interrompe 

 

E il cielo piano piano qua diventa trasparente 
Il sole illumina le debolezze della gente 
Una lacrima salata bagna la mia guancia mentre 
Lei con la mano mi accarezza in viso dolcemente 
Col sangue sulle mani scalerò tutte le vette 

 

Andando avanti nel percorso il cielo diventa trasparente: la mente si fa più limpida e il sole illumina le debolezze, tanto da far scendere nel protagonista una lacrima: l’emozione di stare camminando accanto alla sua anima che diviene comprensione nuova e coraggio. Adesso l’eroe può scalare tutte le vette: sta iniziando l’ascesa, il ritorno cosciente alla Casa del Padre.

 

Voglio arrivare dove l’occhio umano si interrompe 
Per imparare a perdonare tutte le mie colpe 
Perché anche gli angeli, a volte, han paura della morte 

 

La comprensione del karma va oltre l’occhio umano, oltre il giudizio umano. Non è con la mente razionale che si perdona e si comprende il perché ci sono capitate alcune cose o perché siamo stati bloccati in alcune situazioni per tanto tempo. Quindi è inutile pensarci e rimuginare dal punto di vista della coscienza ordinaria.

 

Chi, infatti, non si è sentito proprio come il protagonista della canzone sia vittima che giudice? L’occhio umano ad un tratto si interrompe; è con un altro tipo di comprensione che sperimentiamo il perdono, o meglio la liberazione. Per comprendere i disegni dell’anima c’è bisogno della mente superiore, dell’intuizione, di una coscienza extra-ordinaria.

 

‘Marlena torna a casa’ è un richiamo all’Anima, la propria e quella di tutti, poiché tutti siamo connessi.

 

La città, come il tempio nelle storie bibliche, rappresenta il corpo che vedrà giungere i due amanti: l’Anima e l’Eroe.

La riunificazione e il ritorno infatti non avverranno in una dimensione eterea, ma nel corpo, davanti a tutta la popolazione di cellule. Sarà nel mondo ordinario che l’essere umano consapevole potrà utilizzare l’elisir, la nuova conoscenza di se stesso e del mondo per aiutare anche gli altri nell’evoluzione.

 

Questa è la mia interpretazione, del tutto intuitiva; ma, come per ogni opera artistica, ognuno comprende, osserva e in questo caso ascolta, quello che più gli è vicino e preferisce.

 

Per approfondimenti, ti consiglio questo bellissimo libro di J. Campbell, un grande classico sul mito.

 

L’Eroe dai mille volti di Joseph Campbell
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Ti è piaciuta questa interpretazione? Se vuoi puoi lasciare un commento qui sotto. Ecco il link della canzone dei Maneskin: Torna a casa

 

Un sorriso,

Vanna

 

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