Un’ininterrotta felicità, Yehuda Berg e il potere della Kabbalah

Chi siamo? Berg afferma che tutto ciò che siamo è ‘desiderio in movimento’. Al primo livello troviamo i desideri basati sui bisogni primari, quelli che riguardano la concupiscenza animale. Al secondo livello troviamo desideri che non appartengono al regno animale: l’onore, il potere, il prestigio. Al terzo livello, invece, c’è il desiderio di saggezza, sapienza e la ricerca di risposte.

 Il Potere della Kabbalah, Una Tecnologia per l’Anima è un libro scritto da Yehuda Berg, pubblicato da TEA Pratica nel 2005 e divenuto un best-seller a livello internazionale. Il testo è un saggio chiaro e pratico sulla Kabbalah, l’insieme di insegnamenti esoterici dell’ebraismo, e su come utilizzarla nella vita di ogni giorno.

 “Non credete a nulla di ciò che leggete! […] per favore, mettete alla prova ogni lezione di questo libro”, scrive Berg fin dalle prime righe.

IL POTERE DELLA KABBALAH

 

L’autore è nato e cresciuto in Israele, ha studiato a New York ed è stato nominato rabbino dalla Yeshiva Knesset Israel di Gerusalemme. Yehuda Berg è riconosciuto internazionalmente come un’autorità sulla Torah, il Talmud e la Kabbalah, insegna presso i Kabbalah Centre di tutto il mondo. Ha svolto un ruolo fondamentale nella divulgazione di questo sapere, ritenuto fino ad oggi di difficile comprensione e riservato a pochissimi. Tra gli altri suoi libri troviamo La Kabbalah e i 72 nomi di Dio, La Kabbalah e le leggi spirituali per la coppia felice e La Kabbalah e il potere di cambiare ogni cosa.

La scienza della Kabbalah si iniziò a diffondere quando il cabalista spagnolo Moses de Leon trovò e pubblicò i manoscritti dello Zohar nel 1270, ma, secondo la tradizione, ad essere investito del compito di rivelare il corpus completo del sapere sulla Kabbalah fu il rabbino Simeon Ben Yochai nel II secolo d.C. dopo essersi nascosto in una grotta per tredici anni perché condannato a morte dall’imperatore romano Adriano; a lui, infatti, si attribuisce lo Zohar, il testo fondamentale della Kabbalah.

Fin dall’antichità ostica e avvolta dal mistero, la Kabbalah era considerata una filosofia che facesse uscire di senno le persone; ma Berg, nel suo libro, ne snocciola i più profondi significati in modo semplice e diretto.

Chi siamo? Questa è la prima domanda che Berg affronta affermando che tutto ciò che siamo è desiderio in movimento. Secondo lui il desiderio opera su tre distinti livelli presenti in ogni essere umano in proporzioni diverse. Al primo livello troviamo i desideri basati sui bisogni primari, quelli che riguardano la concupiscenza animale. Al secondo livello troviamo desideri che non appartengono al regno animale: l’onore, il potere, il prestigio. Al terzo livello, invece, c’è il desiderio di saggezza, sapienza e la ricerca di risposte.

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La Kabbalah parla del desiderio come di un Vaso, ma a differenza di una coppa vuota nel mondo fisico, il vaso dei nostri desideri non ha fondamento materiale.

 “In verità, tutti gli oggetti del nostro desiderio non sono che forme diverse di appagamento. Sono proprio questi vari contenitori a metterci in moto e a dare forma alla nostra vita”.

Ciò che accomuna ogni essere umano e riassume ognuna delle differenti forme di appagamento è senz’altro il desiderio di un’ininterrotta felicità. Questa, nella Kabbalah, viene chiamata Luce. Subito Berg pone la differenza tra piacere e appagamento duraturo, in quanto la Luce di cui parla la Kabbalah non è momentanea, ma riguarda desideri che vengono costantemente soddisfatti. La nostra infelicità dipende dal fatto che siamo disconnessi dalla Luce (paura, ansia, insicurezza) e che i nostri desideri non sono permeati di Luce. I cabalisti affermano che il desiderio più grande di ogni essere umano è quello di Luce e che la Luce permea e monda tutto il cosmo e la nostra realtà.

Dunque, se il desiderio è la nostra essenza e l’universo è colmo di Luce, ciò che si frappone tra noi ed una felicità senza fine è un Velo che divide la realtà in due regni: quello dell’1% e quello del 99%. Il primo è il regno della manifestazione fisica, quello in cui la vita ci prende in contropiede, mentre il secondo è il regno delle cause, quello di cui siamo solitamente ignari. Secondo la Kabbalah la vera fonte di appagamento duraturo è il regno del 99%, è lì che ci sono amore, saggezza e gioia, è questo il dominio di ciò che i cabalisti chiamano Luce.

Edison, Newton, Einstein, Mozart e Mendeleev hanno attinto le loro ispirazioni dal regno del 99%. Anche Platone parlava del mondo delle Idee come l’origine e la fonte della realtà fisica e di ogni saggezza, fu lui a definire il contatto con questo mondo divina follia.

Perché esistono due regni separati da un velo? E perché sperimentiamo dolore, caos e malattie quando siamo disconnessi dal regno del 99%?

I desideri nascono dai ricordi: “un indigeno della foresta pluviale non si sveglierà d’improvviso domattina con la voglia di un cappuccino con molta schiuma o un Big Mac,” spiega Berg.

Perciò, se fin dagli albori dell’umanità gli uomini hanno incessantemente cercato la felicità vuol dire che, in qualche modo, devono averla già sperimentata. “Qualunque siano i desideri che si agitano nel vostro cuore, essi sono in realtà ricordi che perdurano nella vostra anima, reminiscenze radicate nella vostra essenza.”

Secondo la Kabbalah tutto ciò che esisteva prima ancora del Big Bang era Energia, un’infinita forza che pervadeva tutto. La natura di questa energia era quella di donare, impartire, dare, condividere l’essenza di sé stessa: un appagamento infinito. Nella Kabbalah questa energia in costante espansione di condividere e donare è chiamata Causa Prima. Per appagare la sua natura di donare e condividere, la Causa Prima creò una forza ricevente: il Vaso o Primo Effetto, la cui natura è un infinito Desiderio di Ricevere. Per ogni forma di appagamento emanata dall’Energia, o Luce (la Luce non è Dio, ma un’energia che proviene da Dio), esiste un adeguato desiderio da parte del Vaso. Tutte le anime dell’umanità sono contenute nel Vaso la cui natura aveva un polo positivo maschile ed uno negativo femminile. Il Vaso è l’unica creazione che sia mai avvenuta e la condivisione della Luce con esso crea una profonda unione: il Mondo Senza Fine. Il Vaso, in quanto creato della stessa sostanza della Luce, ereditò anche il ‘gene’ della volontà di condividere, di essere la causa prima del proprio appagamento ed avere il controllo della propria esistenza, ma questo era l’unico desiderio a restare insoddisfatto. I cabalisti chiamano Pane della Vergogna tutte le fortune che non ci si è guadagnati, come era per tutti i desideri del Vaso che venivano soddisfatti, ciò impediva al Vaso di provare felicità assoluta.

Così il Vaso smise di ricevere la Luce opponendo resistenza: “nel momento in cui il Vaso impedì alla Luce di colmarlo, essa si ritrasse e si creò uno spazio vuoto. La Luce si contrasse nel Mondo Senza Fine creando un punto di oscurità. L’infinito aveva dato origine al finito.”

Le analogie con la scienza moderna (Big Bang) risultano quindi notevoli; avendo accettato la meccanica quantistica, la relatività e altre scoperte all’avanguardia, è chiaro, secondo Berg, che la scienza si stia riallineando con la Kabbalah.

 “Trattenendo la propria emanazione per creare un punto di vuoto, la Luce diede al Vaso il tempo e lo spazio in cui fare evolvere la propria natura divina attraverso la ricerca della Luce. Quel microscopico punto di vuoto, quel neonato granello di spazio e di tempo dato al Vaso è il nostro universo fisico, sconfinato e pieno di stelle.”

Per dare al Vaso l’opportunità di crearsi da solo il proprio appagamento, il Mondo Senza Fine fu spezzettato e trasformato in un puzzle. Permettendo al Vaso di riassemblare il puzzle della Creazione, noi – il Vaso – diventiamo artefici del nostro appagamento e la causa della nostra gioia, appagando in questo modo il nostro desiderio e il nostro bisogno più profondo.

Per nascondere la luce del Mondo Senza Fine (una candela splende nell’oscurità più che in una giornata di sole) furono innalzati 10 veli, le dieci sephirot dell’albero della vita.

“Quando guardiamo nel regno del 99 per cento, scopriamo quattro attributi chiave della Luce che abbiamo ereditato e sentiamo il bisogno di esprimere nel nostro mondo al fine di eliminare il Pane della Vergogna. Essi sono:

  • Essere la Causa.
  • Essere un Creatore.
  • Avere il Controllo.
  • Condividere.

Nel nostro mondo fisico queste quattro qualità si fondono in un unico tratto. Mio padre, il cabalista Rabbino Berg, ha coniato un’elegante definizione per questo tratto che è direttamente connessa al comportamento umano: PROATTIVO! Inoltre, tutte le caratteristiche del Vaso – cioè dell’umanità possono essere espresse in una sola parola: REATTIVO! Reattivo significa:

  • Essere l’Effetto.
  • Essere un’Entità Creata.
  • Essere Sotto il Controllo di Qualunque Cosa.
  • Ricevere.”

 

“Semplificando al massimo possiamo affermare che la missione del Vaso è trasformarsi da forza reattiva in forza proattiva.”

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Nel corso della lettura, si evince quanto sia importante mettere in atto la resistenza, per essere proattivi e smettere di reagire:

“Ricordatevi sempre che non sono le nostre qualità positive a far scattare l’interruttore: la Luce si accende solo quando individuiamo, sradichiamo e trasformiamo le nostre reazioni negative.”

“Il passaggio dalla reazione alla pro-azione avviene così:

  1. Si presenta un ostacolo.
  2. Comprendete che il vero nemico è la vostra reazione, non l’ostacolo in sé.
  3. Soffocate il vostro sistema reattivo per lasciare entrare la Luce.
  4. Esprimete la vostra natura proattiva.

Il momento della trasformazione avviene durante la terza e la quarta fase. Ecco che state connettendo la vostra anima alla splendente dimensione della Luce, ovvero al regno del 99 per cento.”

In seguito l’autore parla dell’Avversario, quella voce nella nostra mente che ci convince sempre a reagire e a non resistere.

“L’Avversario è reale ed esiste, proprio come esiste l’ego umano. Ma l’Avversario è così bravo a nascondersi che abbiamo dimenticato e perso contatto con il nostro vero sé – la nostra anima. Al contrario, siamo sempre governati e dominati dai capricci del nostro ego senza mai renderci conto di essere sconfitti e raggirati dall’Avversario.”

 Il tempo, spiega Berg, è intrinsecamente legato all’Avversario. Secondo lo Zohar il tempo è la distanza tra la causa e l’effetto, è ciò che separa l’azione dalla reazione, è lo spazio tra un atto e le sue ripercussioni, tra un crimine e le sue conseguenze. Se non esistesse il tempo saremmo istantaneamente puniti nel momento in cui reagiamo, così come saremmo immediatamente ricompensati per ogni azione positiva. In questo intervallo tra causa ed effetto il nostro compito è di accorgerci dei nostri comportamenti reattivi e di riconoscere i vantaggi connessi alla crescita spirituale e a un comportamento positivo, altruista e proattivo. Ma spetta a ciascun individuo imparare a poco a poco queste lezioni perché il tempo ci fa dono del bene più prezioso in assoluto: Il libero arbitrio.

La distanza che separa la causa dall’effetto ci impedisce di cogliere le connessioni tra i diversi eventi della nostra vita. Potremmo aver piantato un seme negativo trent’anni fa, ma essercene ormai dimenticati nel momento in cui esso comincia a germogliare. Alla fine un albero (il caos) farà la sua ‘improvvisa’ comparsa, come se sbucasse dal nulla. Ma niente accade per caso. È solo che il tempo ci fa dimenticare la causa scatenante. Il caos ci sembra improvviso perché il tempo ha creato una distanza tra la causa e l’effetto. Il tempo crea l’illusione del caos, sebbene in realtà esista un ordine nascosto.

Quando, però, resistiamo e non reagiamo al tempo, ne diventiamo improvvisamente padroni, e allora riusciamo a piegarlo e a manipolarlo. Possiamo rallentarlo o accelerarlo, a dispetto di ogni logica e della nostra stessa razionalità.

Quando agiamo in modo proattivo, l’Avversario si serve del tempo per sabotarci: come il caos può essere rinviato, così anche la quota di Luce che ci spetta può impiegarci un po’ ad arrivare. Se pensiamo di aver agito proattivamente, ma continuiamo a chiederci quando otterremo la Luce, il nostro nemico avrà vinto un altro round. Indurci a reagire con il dubbio o la sfiducia è una sua subdola tattica di dilazione.

Poi Berg si sofferma sul concetto di spazio. Lo spazio dona all’Avversario un posto in cui vivere. Ogni volta che reagiamo perdiamo la connessione con il regno del 99 per cento, e ciò crea uno spazio, un vuoto che l’Avversario sfrutta per fomentare il caos. Più grande sarà quello spazio, più grande sarà la presenza dell’Avversario e il caos da lui generato. Più forti saranno le nostre reazioni, maggiore sarà lo spazio che concediamo al nostro Avversario. Ecco perché un puzzle acquista ordine e significato quando ogni tassello è al posto giusto: non c’è spazio tra i diversi pezzi. Aggiungere spazio tra una parte e l’altra crea disordine e caos.

L’Avversario è il più potente dei maghi. Un genio del travestimento. L’Avversario sa come mimetizzarsi dietro le sembianze del nostro prossimo e così voi riconoscete negli altri quelle che sono le vostre colpe e credete che l’altro sia il nemico.

 “La tentazione. Appena ne ha la possibilità, il nostro Avversario diffonde un immenso piacere a tutti e cinque i sensi. Troppo spesso tutti noi accettiamo la sua offerta, perché l’atteggiamento reattivo è una vera tentazione: libera una vampata irresistibile di energia.”

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“Gli ostacoli ci offrono l’opportunità di connetterci alla Luce. Più numerose sono le barriere che incontriamo, più possibilità abbiamo di attingere alla Luce. Più ostacoli ci sono, più numerose sono le micce che innescano le nostre reazioni e di conseguenza maggiore sarà anche la possibilità di resistere e trasformarle.”

“La legge del ‘Tikkun’. Come le tradizioni spirituali orientali, la Kabbalah insegna che ciascuno di noi arriva in questo mondo portandosi dietro una ‘valigia’ dalle esistenze precedenti. In questa valigia ci sono tutte le situazioni che ci hanno mandato in cortocircuito nelle nostre vite passate o in un momento dell’esistenza attuale che non riusciamo a ricordare. Ogni volta che non sappiamo opporre Resistenza al nostro comportamento reattivo saremo tenuti a correggerlo in un determinato punto nel futuro. Questo concetto di correzione è chiamato Tikkun. Possiamo avere un Tikkun con il denaro, le persone, la salute, l’amicizia o le relazioni. C’è un modo molto semplice per identificare il proprio Tikkun: tutto ciò che ci crea disagio è una parte del nostro Tikkun. Anche tutte le persone che veramente ci infastidiscono e ci annoiano sono parte del nostro Tikkun.”

 “La via della massima Resistenza. La maggior parte delle persone tende a scegliere la via della Resistenza minima. Quasi tutti cercano situazioni facili, comode. Ma la comodità non produce una Luce duratura. Dobbiamo imparare a evitare ciò che è facile e comodo e buttarci invece a capofitto nelle situazione «scomode», perché solo così possiamo applicare la massima Resistenza. Effettivamente, in un primo momento, questa via può creare disagio o sofferenza, ma è l’unica strada per raggiungere un appagamento duraturo. Per quanto possa sembrarci difficile, dobbiamo dare il benvenuto ai problemi e agli ostacoli, non tentare di evitarli, perché sono vere e proprie opportunità di evoluzione spirituale.”

“Decimo Principio Spirituale: Più grande è l’ostacolo, più grande è la Luce potenziale.”

In definitiva, Il Potere della Kabbalah è un libro che offre innumerevoli spunti di riflessione e, pur non volendo abbracciare completamente la sua filosofia, a mio parere dà una spinta enorme verso l’osservazione di sé.

Buona lettura!

 

Vanna Ivone

 

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